In questi mesi si parla molto di intelligenza artificiale, quasi sempre in termini estremi: o salverà il mondo, o lo distruggerà. In mezzo, però, c’è la vita reale delle imprese: botteghe, laboratori, piccole aziende che nelle vallate bellunesi tengono insieme lavoro, comunità e paesaggio. Proprio qui, dove il Made in Italy non è uno slogan ma un mestiere imparato in anni di pratica, l’IA non è una moda, ma una domanda concreta: può davvero servire a chi lavora il legno, il ferro, la pietra, i servizi alla persona, il turismo? E soprattutto: a quali condizioni?
Perché per gli artigiani di montagna la posta in gioco non è solo “essere al passo con la tecnologia”, ma evitare che il loro lavoro venga omologato tra piattaforme globali e standard calati dall’alto. L’IA può diventare uno strumento per alleggerire burocrazia, aprire nuovi mercati, dialogare con clienti lontani, progettare meglio. Ma può anche trasformare una parte del lavoro, fino a essere replicabile ovunque e dunque sostituibile.





