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Dai sindacati la richiesta di maggiori tutele per gli operatori delle strutture residenziali per anziani

di Redazione·16 marzo 2020

<p>I casi positivi al coronavirus fra ospiti e dipendenti riscontrati alla Casa Sant&#8217;Antonio Abate di Alano di Piave, confermati anche dalla stessa struttura, sono stati la miccia che ha mobilitato anche l&#8217;attenzione delle parti sindacali che richiedono, coralmente, maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. E&#8217; lo spi Cgil di Belluno, il sindacato dei pensionati. A ricordare in primis i numeri inerenti a questa specifica realtà: in provincia sono attive 32 case di riposo equamente distribuite fra i distretti di Belluno e Feltre. 678 sono I posti letto per la persone autosufficienti, mentre 1826 sono quelli dedicati ai non autosufficienti di cui  20 per l&#8217;alta protezione Alzheimer e 10 per gli Stati Vegetativi Permanenti .«Auspichiamo – ha affermato Maria Rita Gentilin, segretaria dello Spi Cgil di Belluno, che sia  aumentata la vigilanza e siano messe in atto tutte le misure di prevenzione per evitare che i contagi si diffondano» E che, continua ancora la Gentilin,  la disponibilità di Dispositivi di protezione individuale nelle case di riposo  sia assicurata,  indipendentemente dalla presenza di ospiti positivi,  che si effettuino le indagini cliniche e strumentali  a tutti gli ospiti e non ultimo  ai lavoratori. Proprio su questo tema domenica le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto al governo, con una lettera congiunta, interventi urgenti per il personale sanitario e socio sanitario, rivendicando modifiche al decreto legge 14 e il rifornimento dei dpi. Anche le segreterie territoriali si sono mosse in tal senso. </p>

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