Ulss e Centri Servizi Anziani a tutela delle case di riposo

46 ospiti e 10 dipendenti: è il bilancio dei casi positivi al Coronavirus nelle case di riposo della provincia di Belluno. I referenti dei servizi territoriali dell’Ulss 1 Dolomiti e i direttori dei Centri Servizi Anziani del Distretto 1, si sono ritrovati in un meeting virtuale per occuparsi del problema e fare il punto della situazione. Dal confronto sono emerse alcune idee già in atto in diverse realtà: videochiamate per mantenere il più possibile i rapporti fra residenti e familiari; dotazione di Dispositivi di Protezione individuale al personale anche in assenza di casi di positività accertate, una quantità importante di mascherine ffp2 dovrebbe arrivare la prossima settimana; riunioni con i dipendenti finalizzate alla condivisione delle caratteristiche del virus e della necessità di comportamenti prudenti sia al lavoro che nella vita privata. Tra gli obiettivi concordati con l’Ulss c’è lo screening completo di tutti i dipendenti dei Centri Servizi, con il limite delle capacita dei laboratori di analisi, in forte stress in questi giorni. Il dottor Dei Tos ha inoltre annunciato la creazione di un gruppo di lavoro ad hoc con personale dell’Ufficio Igiene/Sanità Pubblica e del Distretto, dedicato al supporto dei Centri Servizi sia in fase di prevenzione che di eventuale contrasto alla diffusione del contagio. Giunta anche la rassicurazione sulla copertura di DPI per il personale delle case di riposo in presenza di condizioni di particolare rilievo, come già sta accadendo nei Centri Servizi interessati. L’indicazione, allo stato attuale, è comunque quella di trasferire in ospedale i casi che necessitano di particolari cure. “Le misure approntate – queste le conclusioni emerse dalla riunione – costituiscono un significativo argine al contagio, non è concretamente possibile, però, sigillare i Centri Servizi da ogni contatto con l’esterno, fosse anche solo per l’avvicendarsi del personale, ed essendo ogni cittadino un potenziale vettore del virus.”

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